Hagakure. Il libro segreto del samurai

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Hagakure. Il libro segreto del samurai

copertina-hagakure-libro-segreto-samuraiSono sempre stato affascinato dalle filosofie orienatali e in particolare alla loro applicazione marziale: samurai e ninja non erano solo calci, pugni e armi ma anche codici d’onore e visioni metafisiche del tutto diverse da quelle occidentali, così dopo essermi lasciato introdurre in questo mondo da Eugen Herrigel con il suo Lo zen e il tiro con l’arco, decido di leggere i due classici di riferimento, Hagakure e L’arte della Guerra di Sun Tsu. “Hagakure. Il libro segreto del samurai” è stato con posto intorno al 1700 d.C. e pubblicato per la prima volta due secoli dopo. Esso rappresenta una delle opere più famose e controverse tramandateci dalla letteratura giapponese racchiudendo, sotto forma di brevi aforismi che ho selezionato qui di seguito, l’antica saggezza dei samurai.

Si racconta che al termine di ogni riunione del suo clan Oki Hyobu dicesse sempre:

“I giovani devono sforzarsi di accrescere la loro determinazione e il coraggio. Ciò è possibile solo se il coraggio è radicato nel cuore. Quando la spada è spezzata, bisogna attaccare con le mani. Quando le mani sono amputate, è necessario servirsi delle spalle. Quando le spalle sono ferite bisogna mordere il collo di dieci e persino quindici avversari. Ecco cos’è il coraggio”.

(VII, 40)

Un uomo sosteneva: «Io conosco la forma della ragione e dell’errore».
Quando qualcuno gli chiedeva chiarimenti al riguardo, egli rispondeva:

«La ragione ha quattro angoli e non si muove neppure in una situazione estrema. L’errore è rotondo e, non distinguendo tra bene e male, tra giusto e sbagliato, si lascia rotolare ovunque da una parte e dall’altra».

(X, 5)

Un Samurai disse: “Esistono due tipi di orgoglio: quello interiore e quello esteriore. Il samurai che non li possiede entrambi non vale niente.”

L’orgoglio può essere paragonato ad una spada, la cui lama deve essere affilata e riposta nel fodero. Di tanto in tanto viene sguainata, brandita, poi pulita per essere rinfoderata.

Se la spada del samurai è sempre sguainata e levata minacciosa, tutti ne avranno paura ed egli avrà difficoltà a farsi degli Amici.

Se, al contrario, la spada non viene mai tolta dal fodero, la lama perderà l’affilatura e si coprirà di ruggine, e nessuno temerà più chi la porta.

(II, 120)

Un giorno il maestro Jocho pronunciò questa massima: «Adesso è il momento presente e il momento presente è adesso».
Abbiamo la tendenza a pensare che la vita quotidiana sia diversa dall’attimo decisivo; così quando arriva il momento di agire, non siamo mai pronti. Se siamo convocati al cospetto del daimio o inviati in missione, non troviamo le parole necessarie ad esprimerci. Questi atteggiamenti tendono a mostrare che facciamo continuamente differenza tra “tempo” in senso lato e “momento presente”.
Comprendere l’espressione:«Il momento presente è adesso» significa prepararsi costantemente all’imprevisto.
Il samurai deve essere sempre pronto a esprimersi con chiarezza al pubblico, a essere convocato al cospetto del daimio e persino a incontrare personalità pubbliche come lo Shogun.
Questa disponibilità ad agire è il metodo da applicare per compiere tutte le nostre azioni, sa riguardo alle arti militari sia riguardo ai doveri civili.

(II, 47)

Esiste un detto che afferma: “Quando le acque salgono, la barca fa altrettanto”. In altri termini, di fronte al bisogno l’ingegno si aguzza. E’ vero che gli uomini coraggiosi coltivano tanto più assiduamente le loro qualità, quanto maggiori sono le difficoltà con cui si confrontano. E’ un errore imperdonabile lasciarsi abbattere dalle prove.

(II, 41)

Di certo esiste solo il particolare scopo del momento presente. Tutta la vita è fatta di attimi che si susseguono. Una volta compresa questa regola fondamentale, il samurai non deve più manifestare impazienza né porsi altri scopi. L’esistenza scorre semplicemente.
Tuttavia le persone tendono a dimenticare tale precetto, pensando che esista sempre qualcosa di più importante.
Pochi capiscono il valore di questo principio. Non si può imparare a conformarsi alle proprie decisioni senza perdere la Via, se non dopo una certa età, ma, una volta raggiunta l’illuminazione, anche se non se ne ha chiaramente coscienza, la determinazione è sempre presente.
Se ci fissiamo in questo stato di attenzione continua, raramente ci sentiremo confusi, poiché così restiamo fedeli ai nostri principi.

(II, 17)

Si può imparare qualcosa da un temporale.
Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più.
Tale consapevolezza si applica a tutte le cose.

(I, 79)

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